Dal 18 febbraio 2014 in vigore la nuova classificazione dei rifiuti
Se ne è parlato seppur sommessamente negli scorsi mesi ed oggi (ieri p.c.l.) finalmente entra in vigore la nuova procedura per la classificazione dei rifiuti...
Se ne è parlato seppur sommessamente negli scorsi mesi ed oggi
(ieri p.c.l.) finalmente entra in vigore la nuova procedura per la
classificazione dei rifiuti.
Grazie al decreto competitività, decreto legge n. 91/2014
convertito con modificazioni con la legge n.116/2014 ed entrato in
vigore 2014, da oggi sono valide le nuove procedure per la
classificazione dei rifiuti. Le nuove procedure si concretizzano
con una premessa all’allegato D della parte IV del D.lgs. 152/2006
e forniscono una serie di istruzioni che dovrebbero essere seguite
per poter procedere ad una corretta classificazione dei
rifiuti.
A parere di chi scrive ad ogni modo le procedure potevano essere
più dettagliate, poiché in alcuni casi restano nebulose, e studiate
un pochino meglio poiché nel voler seguire la scala gerarchica
imposta nella nuova premessa alcune attività che oggi vengono
svolte inizialmente perdono il loro valore e vengono ad essere
eseguite in una fase successiva. Sicuramente ciò dipende molto
dall’esperienza e dalla soggettività di chi procede alla
classificazione dei rifiuti.
Ad ogni modo prima di procedere con una descrizione delle novità
che sono state introdotte è bene sottolineare che a Giugno 2015
cambierà anche il Catalogo Europeo dei Rifiuti grazie
all’applicazione del regolamento 1272/2008/CE sulla
classificazione, imballaggio ed etichettatura delle sostanze
chimiche, del regolamento 1357/2014/UE sulle caratteristiche di
pericolo dei rifiuti e della decisione 2014/995/UE recante il nuovo
Elenco europeo dei rifiuti. In pratica l’Unione Europea si è
aggiornata al progresso delle nuove tecnologie ed
all’armonizzazione delle norme (si veda ad esempio l’ADR) e tenta
di raggiungere un punto di convergenza tra norme che molto spesso
non si parlano, si veda ad esempio il caso di trasporto di rifiuti
pericolosi in ADR e della confusione che spesso ne deriva.
Pertanto l’invito ai lettori è quello di tenersi costantemente
aggiornati in questo periodo di profonda rivoluzione per adattare
le proprie procedure di gestione rifiuti con le novità
normative.
Diamo uno sguardo più da vicino alle novità che sono state
introdotte.
- La classificazione dei rifiuti è effettuata dal produttore assegnando ad essi il competente codice CER applicando le disposizioni contenute nella decisione 2000/532/CE. ( e non si potrebbe essere in disaccordo con ciò date le ricadute in termini di responsabilità sul produttore)
- Se un rifiuto è classificato con codice CER pericoloso “assoluto”, esso è pericoloso senza alcuna ulteriore specificazione (ciò pone non pochi problemi nel caso in cui il rifiuto venga classificato con codice CER pericoloso e non presenti poi delle reali caratteristiche di pericolo)
- Le proprietà di pericolo, definite da H1 ad H15, possedute dal rifiuto, devono essere determinate al fine di procedere alla sua gestione.
- Se un rifiuto è classificato con codice CER non pericoloso “assoluto”, esso è non pericoloso senza ulteriore specificazione.
- Se un rifiuto è classificato con codici CER speculari, uno
pericoloso ed uno non pericoloso per stabilire se il rifiuto è
pericoloso o non pericoloso debbono essere determinate le proprietà
di pericolo che esso possiede. Le indagini da svolgere per
determinare le proprietà di pericolo che un rifiuto possiede sono
le seguenti:
- Individuare i composti presenti nel rifiuto attraverso:
- La scheda informativa del produttore;
- La conoscenza del processo chimico;
- Il campionamento e l’analisi del rifiuto.
- Determinare i pericoli connessi a tali composti attraverso:
- La normativa europea sulla etichettature delle sostanze e dei preparati pericolosi;
- Le fonti informative europee ed internazionali;
- Le schede di sicurezza dei prodotti da cui deriva il rifiuto (chi scrive avrebbe posto molto più in alto questa voce nelle procedure da seguire poiché è uno dei documenti principali che è possibile ritrovare dal produttore e che fornisce una prima e rapida informazione sulle caratteristiche di pericolo delle materie prime che danno poi origine, al termine dei processi di produzione, al rifiuto).
- Stabilire se le concentrazioni dei composti contenuti comportino che il rifiuto presenti delle caratteristiche di pericolo mediante comparazione delle concentrazioni rilevate all’analisi chimica con il limite soglia per le frasi di rischio specifiche dei componenti, ovvero effettuazione dei test per verificare se il rifiuto ha determinate proprietà di pericolo;
- Se i componenti di un rifiuto sono rilevati dalle analisi chimiche solo in modo aspecifico, e non sono perciò noti i composti specifici che lo costituiscono, per individuare le caratteristiche di pericolo del rifiuto devono essere presi come riferimento i composti peggiori, in applicazione del principio di precauzione,
- Quando le sostanze presenti in un rifiuto non sono note o non sono determinate con modalità stabilite nei punti precedenti, ovvero le caratteristiche di pericolo non possono essere determinate, il rifiuto si classifica come pericoloso;
- La classificazione in ogni caso avviene prima che il rifiuto sia allontanato dal luogo di produzione (chi scrive è del parere che la classificazione andrebbe fatta già al momento della produzione del rifiuto così da poter gestire correttamente il deposito temporaneo e non esporsi a sanzioni per discarica abusiva di rifiuti a causa della mancata classificazione ed etichettatura dei rifiuti).
- Individuare i composti presenti nel rifiuto attraverso:
Come si può osservare la premessa appare corposa, ma d’altro canto
si è tentato di mettere in ordine pratiche che già venivano
affrontate nella classificazione di un rifiuto da parte dei
professionisti del settore.
Occorre ora vedere cosa accadrà nei prossimi mesi e come sarà
possibile applicare in tutto o in parte questo vademecum per la
classificazione dei rifiuti. Come già espresso nei commenti tra
parentesi posti in prossimità di alcuni punti, sorgono delle
perplessità in merito ad alcune indicazioni e possiamo auspicare
che questa premessa venga rivista e riscritta, magari con qualche
dettaglio tecnico in più, così da rendere più fluente la
classificazione dei rifiuti e meno arbitraria possibile.